martedì 26 maggio 2009

LA MUTANDA DI NOEMI

Appena una decina di giorni fa gli italiani hanno appreso (dati OCSE) che le loro retribuzioni sono tra le più basse in assoluto tra quelle dei Paesi occidentali. I dati sono realmente stupefacenti, ed impietosi: volendo limitare il paragone all’ambito europeo (ma le retribuzioni sono comunque enormemente inferiori rispetto a paesi quali Stati Uniti e Giappone), un lavoratore italiano porta a casa una busta paga inferiore del 44% rispetto a quella di un inglese, del 28% rispetto a quella di un tedesco, del 18% rispetto a quella di un francese.
Ma ciò che lascia veramente sgomenti, è la classifica degli unici paesi “europei” con retribuzioni inferiori a quelle italiane, e cioè: Portogallo, Repubblica Ceca, Polonia e Repubblica Slovacca, ovvero, se si esclude il Portogallo da sempre in difficoltà per note ragioni “strutturali”, dietro all’Italia si classificherebbero solamente alcuni paesi del cosiddetto ex “blocco sovietico”.
Ciò che non è stato ricordato, inoltre, da chi ha diffuso i sondaggi, è che una situazione siffatta si è determinata nel giro di soli trenta anni circa.
Nel 1975 infatti, a quanto risulta, le retribuzioni italiane erano in assoluto tra le più alte nell’ambito dei paesi europei. Come può essere accaduto un simile disastro sociale?
In un paese normale il dibattito politico, dopo la diffusione di questi dati (e per la verità anche prima, dal momento che agli “addetti ai lavori” dovevano essere ben noti) avrebbe dovuto essere interamente occupato dall’analisi delle motivazioni economiche, sociali, culturali, in grado di determinare un siffatto poco lusinghiero primato.
Ebbene, non vi è chi non veda invece come (addirittura a pochi giorni di distanza dalle importanti imminenti consultazioni elettorali provinciali!), nessuno parli di questi argomenti, che pure non sarebbe forse irragionevole ritenere potenzialmente in grado di catturare l’attenzione degli italiani.
Stupisce, ancora una volta, il dover impietosamente constatare come il “popolo della sinistra” segua belante la discussione concernente l’ordine del giorno fissato dalla propria dirigenza: un ordine del giorno che si occupa di un solo punto, e cioè di determinare le presunte circostanze di tempo e luogo nelle quali la “signorina Noemi” si sarebbe liberata dei propri slip, nonchè degli effetti che ciò avrebbe determinato sui nervi a pezzi della (ormai ex) consorte del premier.
Certo commetterebbe un grave errore di prospettiva chi volesse domandarsi chi sono coloro che oggi possiedono la proprietà dei mezzi di comunicazione che sostengono “la sinistra” (tipo il Corriere della Sera e Repubblica), in quanto di sicuro alcuna influenza può rivestire il dato che si tratta dei maggiori gruppi economici ed imprenditoriali del Paese. Gli stessi rimasti, peraltro, a foraggiare il carrozzone obsoleto delle vecchie strutture di partito (o quel che tristemente ne rimane).
Come è strana questa sinistra italiana, tutta… acquistata in blocco, a prezzo di saldo, dagli Agnelli e dai Montezemolo, dai Colaninno e dai Tronchetti Provera.
Come è strana la coincidenza con il sostanziale progressivo abbandono di quella che era una volta la “lotta di classe”, che nel riequilibrare i rapporti di forza sociali, attraverso una meno iniqua ripartizione della ricchezza prodotta, rafforzava la coesione sociale, e non ci obbligava ad un utile… stato di guerra perenne.
Stasera ho visto un po’ di Ballarò: tutti a parlare della Noemi, i rappresentanti del nuovo grande “partito unico dei lavoratori”.
Quanto potrà durare?

2 commenti:

  1. A Ballarò abbiamo assistito all'oscenità di quel fascista violento di Bondi. Chi nega questo o è fesso o è fascista. E vedi che te lo dico pubblicamente. O fesso o fascista; o con Bondi o con la democrazia. Tertium non datur: scegli tu.

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  2. Anche tutti e due insieme: fesso e fascista.
    Ma con Montezemolo ed i suoi compari del malaffare globale, mai.

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